La prima volta che ho passato una rete manta nella scia della mia barca al largo di Port-Cros, mi aspettavo del plancton. Ho ripescato decine di frammenti di plastica piu piccoli di un chicco di riso. Quel giorno, nel 2019, ho capito che il Mediterraneo, mare quasi chiuso dove si concentra una parte sproporzionata dei rifiuti plastici mondiali, nascondeva un problema invisibile sotto le sue acque turchesi. Le microplastiche, particelle inferiori ai 5 millimetri, si ritrovano oggi nello stomaco di delfini, balene e persino nel sale che consumiamo. Capire questo fenomeno significa anche imparare a osservare e proteggere meglio il mare che amiamo visitare.

Cosa sono le microplastiche e perche il Mediterraneo e particolarmente colpito

Le microplastiche provengono da due fonti: la frammentazione di rifiuti piu grandi come sacchetti o bottiglie sotto l'effetto del sole e delle onde, e le microsfere derivanti da tessuti sintetici, cosmetici e pneumatici. Il Mediterraneo, con il suo tasso di ricambio delle acque molto lento (circa 80-100 anni per un ciclo completo attraverso lo stretto di Gibilterra), agisce come una trappola. Le correnti concentrano queste particelle in zone come il golfo del Leone, il mar Ligure e il bacino algerino-provenzale. Le campagne scientifiche condotte dall'Ifremer e dal CNRS negli ultimi dieci anni mostrano concentrazioni superficiali tra le piu elevate al mondo, paragonabili ad alcune zone del Pacifico settentrionale. Ho personalmente partecipato a campionamenti al largo di Frejus e Tolone dove le reti riportavano regolarmente fibre tessili blu e frammenti di polistirolo. Queste particelle non si vedono a occhio nudo da una barca, il che rende il problema difficile da comunicare ai visitatori. Eppure entrano nella catena alimentare a partire dallo zooplancton, risalendo poi verso i pesci, quindi i cetacei e gli uccelli marini che frequentano il santuario Pelagos, quella zona protetta tra la Provenza, Monaco, la Liguria e la Corsica dove vivono balenottere comuni, capodogli e delfini striati.

Il santuario Pelagos, una zona sotto sorveglianza

Creato nel 1999 da Francia, Monaco e Italia, il santuario Pelagos copre circa 87500 km2 e ospita otto specie di cetacei regolari. Programmi di monitoraggio come quelli condotti dal GIS3M o dal WWF Italia analizzano la presenza di microplastiche nel plancton e nei tessuti adiposi dei cetacei spiaggiati. I risultati mostrano una contaminazione generalizzata, persino nelle balenottere comuni che si nutrono per filtrazione a diverse decine di chilometri dalla costa. Questa zona protetta resta comunque uno spazio privilegiato per osservare la fauna partecipando, tramite associazioni imbarcate, a programmi di citizen science.

Dove osservare concretamente le zone sensibili e le iniziative sul campo

Diversi punti del litorale mediterraneo permettono di comprendere concretamente la questione praticando al tempo stesso un turismo attivo. A Marsiglia, il Parco nazionale delle Calanques organizza uscite di sensibilizzazione dove i visitatori partecipano alla raccolta di macro-rifiuti, precursori delle microplastiche, sulle spiagge di Sormiou e Morgiou. A Six-Fours-les-Plages e a La Ciotat, associazioni locali come Mer Terre propongono laboratori di smistamento e identificazione dei rifiuti spiaggiati, con analisi pedagogica della loro decomposizione. In Corsica, il sito di Cargese e la riserva naturale di Scandola offrono punti di osservazione dove ricercatori dell'Universita di Corte effettuano campionamenti regolari, a volte aperti a gruppi accompagnati. Dalle parti di Port-Vendres e Collioure, il Parco naturale marino del golfo del Leone conduce dal 2019 un monitoraggio specifico delle microplastiche in collegamento con le attivita di pesca locale. Per i visitatori che desiderano vedere cetacei comprendendo al tempo stesso questa problematica, le uscite in mare in partenza da Sanary-sur-Mer, Cassis o Antibes, gestite da strutture certificate High Quality Whale Watching, integrano ormai una componente pedagogica sull'inquinamento plastico osservato in mare. In Italia, sul versante ligure e in Sardegna, iniziative simili sono portate avanti da associazioni come Marevivo, che organizza giornate di pulizia delle spiagge e sensibilizzazione a Portofino e nelle Bocche di Bonifacio.

I porti impegnati nella riduzione della plastica

Alcuni porti mediterranei come Golfe-Juan, Saint-Raphael e Bandol hanno messo in atto dispositivi di raccolta dei macro-rifiuti flottanti direttamente nei bacini portuali, limitando cosi la loro frammentazione in microplastiche. Questi impianti, spesso visibili dalle banchine, sono accompagnati da pannelli esplicativi. Visitare questi porti permette di capire concretamente il percorso dei rifiuti, dalla terra al mare, e le soluzioni tecniche gia adottate a livello locale. In Italia, porti come quelli di La Spezia e Livorno stanno sperimentando sistemi analoghi con l'installazione di 'seabin', veri e propri cestini marini.

Quando pianificare un'uscita di sensibilizzazione o osservazione in mare

Il periodo ideale per combinare osservazione dei cetacei e sensibilizzazione sulle microplastiche va da aprile a ottobre nel Mediterraneo occidentale, con un picco di presenza di balenottere comuni e delfini tra giugno e settembre, quando le acque si riscaldano e concentrano il plancton di cui si nutrono. E anche, purtroppo, il periodo in cui la concentrazione di rifiuti plastici flottanti aumenta visibilmente in superficie, per effetto combinato del turismo estivo e dei venti deboli che limitano la loro dispersione. La primavera, in aprile e maggio, offre condizioni di mare piu calme e un afflusso turistico minore, ideale per le uscite scientifiche partecipative meno affollate. L'autunno, in settembre e ottobre, resta un'ottima finestra: il mare e ancora caldo, i cetacei ben presenti nel santuario Pelagos, e le associazioni locali organizzano spesso le loro grandi campagne annuali di raccolta prima dell'inverno. Evitate luglio e agosto se cercate un'esperienza educativa approfondita, perche le uscite sono piu brevi e piu centrate sull'osservazione che sulla didattica ambientale. I mesi invernali, da novembre a marzo, restano poco propizi a causa del meteo instabile e della sospensione della maggior parte delle uscite in mare commerciali, anche se alcuni monitoraggi scientifici costieri continuano tutto l'anno.

Come organizzarsi per un'esperienza utile e rispettosa

Un'uscita che combina osservazione dei cetacei e sensibilizzazione sulle microplastiche richiede poco materiale specifico ma una buona preparazione. Prevedete abiti coprenti e un cappellino, dato che il riverbero in mare e forte anche con cielo coperto, e una borraccia riutilizzabile invece di una bottiglia di plastica, un gesto semplice ma simbolico a bordo. La durata tipica di queste uscite varia da due a quattro ore per l'osservazione classica, fino a una giornata intera per i programmi partecipativi che includono campionamenti e laboratori. Non e richiesto alcun livello fisico particolare, ma il mal di mare puo comparire: privilegiate operatori che propongono imbarcazioni stabili e informatevi sulle condizioni meteo prima della partenza. Per le famiglie, diverse strutture a Hyeres, Cannes o Bandol adattano le loro spiegazioni ai bambini con materiale pedagogico tattile, come campioni di plastica degradata. Prenotate preferibilmente direttamente presso associazioni o operatori certificati, verificando il loro impegno in carte di osservazione responsabile. Alcuni programmi, in particolare quelli legati al santuario Pelagos, permettono addirittura di partecipare a veri rilevamenti scientifici seguiti da biologi, un'esperienza ben piu ricca di una semplice uscita turistica.

Il materiale minimo da prevedere

Oltre agli abiti adatti, portate un binocolo per l'osservazione a distanza, una macchina fotografica con zoom piuttosto che un drone spesso vietato vicino ai cetacei, e soprattutto pazienza. Gli operatori seri forniscono generalmente il materiale di campionamento per i laboratori sulle microplastiche, come setacci e flaconi. Evitate qualsiasi oggetto che possa cadere in acqua e informatevi sulla politica zero waste a bordo, sempre piu diffusa tra le strutture certificate.

Consigli pratici e turismo responsabile

Il budget per questo tipo di uscita varia in base alla durata, al carattere partecipativo o meno dell'attivita e alla reputazione dell'operatore: un'uscita breve di osservazione costa generalmente meno di una giornata intera che include laboratori scientifici e materiale di campionamento fornito. Privilegiate sempre le strutture certificate High Quality Whale Watching, un'etichetta ACCOBAMS che garantisce il rispetto di distanze di avvicinamento rigorose, generalmente almeno 100 metri per i grandi cetacei e una velocita ridotta in prossimita, senza mai circondare o inseguire un gruppo. Prenotate in anticipo in alta stagione, i posti sulle barche impegnate in programmi scientifici essendo limitati. Sul piano personale, alcuni gesti semplici moltiplicano l'impatto positivo: ridurre il proprio uso di plastica monouso ancora prima di imbarcarsi, privilegiare cosmetici senza microsfere, e segnalare qualsiasi avvistamento di rifiuti flottanti agli operatori o tramite app civiche come quelle utilizzate dal WWF. Rispettare il silenzio a bordo durante le osservazioni, non gettare mai rifiuti anche biodegradabili in mare, e sostenere finanziariamente le associazioni locali di raccolta costituiscono impegni concreti e duraturi per un turismo dei cetacei davvero responsabile.

Domande frequenti

Cos'e esattamente una microplastica?

Una microplastica e una particella di plastica inferiore ai 5 millimetri, derivante sia dalla frammentazione di rifiuti piu grandi sotto l'effetto del sole e delle onde, sia fabbricata direttamente in questa forma, come le microsfere dei cosmetici o le fibre tessili sintetiche rilasciate durante il lavaggio.

I delfini del Mediterraneo sono davvero colpiti dalle microplastiche?

Si, studi condotti su cetacei spiaggiati nel santuario Pelagos hanno rilevato microplastiche nei loro tessuti digestivi e adiposi. L'impatto esatto sulla loro salute e ancora oggetto di studio, ma la contaminazione generalizzata della catena alimentare marina, dal plancton ai grandi predatori, e oggi ben documentata.

Si puo partecipare a programmi scientifici sulle microplastiche come turista?

Si, diverse associazioni come Mer Terre in Francia o Marevivo in Italia propongono uscite partecipative aperte al pubblico, che includono campionamenti d'acqua, smistamento di rifiuti spiaggiati e sensibilizzazione seguita da biologi marini, generalmente tra aprile e ottobre.

Quale distanza minima rispettare in presenza di delfini o balene?

La normativa ACCOBAMS e l'etichetta High Quality Whale Watching raccomandano una distanza minima di circa 100 metri per i grandi cetacei, un approccio laterale e progressivo, una velocita ridotta, e il divieto di circondare o separare un gruppo, in particolare in presenza di piccoli.

Dove vedere concretamente l'impatto delle microplastiche sul litorale mediterraneo?

Le spiagge del Parco nazionale delle Calanques a Marsiglia, il litorale di Six-Fours-les-Plages e le zone del Parco naturale marino del golfo del Leone vicino a Port-Vendres offrono punti di osservazione accompagnati dove laboratori permettono di identificare concretamente frammenti plastici e fibre tessili spiaggiate.

Le microplastiche restano invisibili dal ponte di una barca, ma la loro presenza nel santuario Pelagos ci ricorda che la bellezza turchese del Mediterraneo nasconde una fragilita reale. Osservare oggi una balenottera o un delfino striato significa anche assumersi una responsabilita: quella di scegliere operatori impegnati, ridurre il proprio impatto plastico e sostenere i programmi scientifici che documentano questo fenomeno. Su dauphin-mediterranee.com selezioniamo le uscite certificate e le iniziative locali che coniugano osservazione rispettosa e impegno concreto per il mare che tutti condividiamo.